Una riflessione di Benedetto XVI ha suscitato polemiche, fortunatamente rientrate grazie alla visita di Francesco all’emerito in occasione del suo novantaduesimo compleanno. Nulla importando dunque le polemiche, riprendiamo alcuni cenni delle riflessioni emerite.

Nel riferire il testo, i media lo hanno spiegato come una riflessione sulla tragedia della pedofilia che sta travolgendo la Chiesa, alla quale il Papa risponderebbe, in estrema sintesi, che tutto il caos attuale nasce dal fatale ’68.

Si tratterebbe di un “collasso morale” della Chiesa, nei suoi teologi e nei suoi ecclesiastici, i quali avrebbero in qualche modo “ricompreso” la rivoluzione sessuale in ambito cattolico, con le derive del caso.

In realtà quel che il Papa emerito ha voluto suggerire è che quel collasso dipende da un collasso della fede. Una perversione della fede dalla quale discendono altre perversioni, di cui la pedofilia è solo uno dei più tragici aspetti.

In questo Ratzinger non ha fatto altro che riprendere il grido profetico di Paolo VI sul fumo di Satana penetrato nella Chiesa, lanciato proprio contro quei movimenti dottrinari di massa nati nel ’68 che, da destra e da sinistra, rinnegavano i fondamenti della fede.

In un passaggio, che ha trovato poco spazio sui media, Ratzinger lega tale collasso delle fede alla fine del senso del “limite”. Una perversione della fede cattolica, dal momento che viene rinnegato il senso primo e ultimo del peccato originale, che a tale limite umano rimanda.

Negazione che accomuna taluni ambiti della sinistra ecclesiale come della destra ecclesiale; del pelagianesimo, potremmo dire, e della gnosi, che in tale negazione convergono e su tale obliterazione si fondano (il ’68, da questo punto di vista, fu opposizione ambivalente alla fede cattolica).

Tolto di mezzo il peccato originale, l’uomo non abbisogna più della grazia di Dio, non più necessaria perché egli può far da solo.

Da qui una Chiesa immaginata e fatta dagli uomini, come spiega in maniera stupenda il documento del papa emerito. Una Chiesa che fa a meno di Dio, e soprattutto senza quel Dio che si è fatto carne nell’uomo Gesù. Da qui anche la reiezione della tradizione, derubricata a passato da superare o brandita in maniera ideologica.

Cenno interessante in tal senso anche l’interpretazione del brano evangelico citato tanto a proposito in questi anni: “Chiunque scandalizzerà uno solo di questi piccoli… “.

Brano che viene applicato ai colpevoli di abusi sui fanciulli, ma che Ratzinger dice debba essere letto anche (anche) come monito a non arrecare scandalo alla fede dei semplici, attraverso lo snaturamento della fede di cui sopra.

Da qui anche la banalizzazione dei sacramenti, le messe ridotte a vuote cerimonie, con conseguente svuotamento delle stesse. Sul punto, Benedetto XVI non fa altro che ribadire quanto più volte aveva affermato nel suo Pontificato, che cioè la fede è lume che non trova più alimento.

D’altronde se si pretende di essere essi stessi lume e che l’alimento dello Spirito Santo, che è e trasmette la grazia divina, non è più necessario, è una conseguenza naturale.

Quindi il finale di Benedetto XVI, nel quale ricorda che il nome dato a Satana nei salmi è l’Accusatore.

Da qui l’implicita comunanza tra il satanismo proprio delle reti pedofile intra-ecclesiali e alcuni Accusatori esterni che usano di tale tragedia non tanto per denunciare e perseguire un crimine (opera benedetta condotta dalle vittime di abusi, da media e autorità in buona fede), ma per travolgere la Chiesa. Meglio, per influenzarla a propri fini di potere.

E la citazione della parabola della zizzania, che vede la Chiesa in terra non come congrega di perfetti, ma comunità di poveri peccatori che è e sarà purificata dal Signore a tempo debito. Distinguendo in essa, come è importante tale distinzione, ciò che è grazia divina da ciò che è peccato umano.

Semplice e sano realismo cristiano. Come sano realismo è quello di stare a quel che pone il Signore con la sua grazia, che poi è la conclusione del testo del pontefice emerito, quando racconta che tutto quel che fa nella sua piccola comunità è meravigliarsi di quanto Il Signore opera tra i suoi amici. Piccola indicazione da tener cara.