In prossimità, non solo cronologica, della solennità dell’Immacolata concezione della Beata Vergine Maria, pubblichiamo la conclusione di un’omelia di don Giacomo Tantardini tenuta nel corso di una celebrazione liturgica al Santuario della Beata Vergine della Ghiara, Reggio Emilia, nel 2002. Accenna a lacrime, care, che ricordiamo con vivezza..Per l’integrale, cliccare qui.

 

Concludo leggendo un brano di Giussani che mi ha commosso fino alle lacrime. «Ti ringraziamo, Madonna nostra, perché veramente madre nostra tu sei, anche sensibilmente». Anche sensibilmente. Per questo anche le immagini sono così importanti. Le immagini della genialità dell’arte e anche quelle più umili. «Rendendo ai nostri occhi così chiaro e pervio, così chiaro e così facile». «Quae pervia caeli porta manes». Non avevo mai compreso questa espressione dell’Alma Redemptoris Mater. Quando ho ascoltato Giussani dire questa cosa, è come se l’avessi per la prima volta compresa. «Quae pervia caeli porta manes». Pervia. Impervio vuol dire difficile. Pervio vuol dire aperto, facile.

«Rendendo ai nostri occhi così chiaro e pervio, così chiaro e così facile da realizzare il nostro cammino». La Madonna, la presenza di questa creatura, rende chiaro e facile il cammino, il cammino della vita che di per sé non sarebbe né chiaro né facile. Il cammino in cui la sofferenza è sofferenza, il cammino in cui la fatica è fatica. Questa presenza, non un discorso, non una volontà nostra, ma la presenza della Madonna rende chiaro e facile il cammino.

È come quando il bambino cade (e se cade si fa male) e la mamma lo prende in braccio. È la mamma che lo prende in braccio. Non è la teoria che il farsi male è uguale al non farsi male. No. Il farsi male è farsi male. Ma se c’è la mamma che prende in braccio, allora anche le lacrime si sciolgono in lacrime di gratitudine, allora anche le lacrime diventano sorriso. È una delle cose più belle dei bambini quando le lacrime diventano sorriso, in quell’istante in cui le lacrime diventano sorriso, cioè in quell’istante in cui le lacrime diventano lacrime di gratitudine. Vale anche per i nostri poveri peccati. Si piange perché si è perdonati, si piange perché, poveri peccatori, la Sua presenza ci perdona. Si piange di fronte alla Sua presenza che perdona.

Altrimenti è solo orgoglio ferito, altrimenti è solo superbia ferita. «Habet et laetitia lacrimas suas», diceva sant’Ambrogio. Anche la letizia, la gratitudine ha le sue lacrime. quelle più umili. «Tu, figlia Sua, figlia di questo tuo Figlio, fa’ che nessuna sera andiamo a dormire senza questa certezza che riprende l’avvio di tutte le cose in noi: appena respiriamo, davanti al tuo ricordoo».

È bellissimo questo appena respiriamo, davanti al tuo ricordo.