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Oggi ricorre il sesto anniversario della morte di don Giacomo Tantardini, la cui memoria è cara a tanti lettori di questo sito che, di lontano o da presso fa lo stesso, hanno avuto in sorte di beneficiare della grazia che il Signore gli ha accordato. Ché la memoria è cara e di struggente gratitudine (e anche nostalgia… e ci sta anche questo).

Non è un caso che la nostra associazione, nata per certi incroci felici del tutto casuali, sia titolata a lui. A lui che ha trasmesso, o almeno ha tentato di trasmettere, quanto gli era stato accordato: una fede bambina che tutto spera e attende dal Signore.

Pubblichiamo una sua omelia che in questi giorni è girata tra alcuni dei suoi amici. E che ci è stata inviata come suggerimento più che gradito. E, insieme, un piccolo catechismo che don Giacomo usava quando, parroco a Roma, gli è capitato di accompagnare i bambini alla prima comunione. Ce lo ha dato uno dei piccoli di allora, che lo ha conservato come cosa cara.

Più tardi, tramite il mensile 30Giorni, don Giacomo avrebbe diffuso un altro catechismo. Più colorato e bello. E forse più rispondente alla sua sensibilità. Ma questo, il cui autore ci è ignoto, ha un sapore antico. E spunti che faranno bene a quanti lo guarderanno e lo leggeranno. Un suggerimento per i bambini. E per quegli adulti cui il Signore accorda, secondo tempi e modi che son suoi, di ritornar bambini.

 

Omelia di don Giacomo Tantardini del 3 maggio 2008, solennità dell’Ascensione del Signore. Celebrazione eucaristica allietata dal fatto che alcuni bambini hanno ricevuto la prima comunione.

Ecco, la mia vita è stata in fondo questo passaggio: dal correre io verso Gesù, al venirmi incontro di Gesù.

È una cosa bella correre verso Gesù, ma si corre verso Gesù finché si è piccoli o finché, magari per una grazia particolare, questa piccolezza del cuore rimane anche nell’adolescenza e nella giovinezza. Ma poi, se il punto sono io che corro, non si corre più.

Poi invece è accaduto, per me è accaduto con evidenza (e chiedo al Signore che accada) che era Lui che veniva incontro; che era Lui che correva; che era Lui che mi prendeva.

Perché quando uno sta per cadere, solo se Lui gli evita di cadere, uno non cade. E quando per disgrazia uno cade, solo se Lui solleva, uno si risolleva.

Come è bello che è il Signore che viene incontro. Come è bello che sia Lui che corre. Che corre… Come il padre del figliol prodigo: è lui che corre incontro al figlio che ritorna.

Come è bello che la vita cristiana sia un lasciarsi venire incontro dal Signore. E allora gli anni passano, ma si ritorna bambini.

Perché il bambino, quando è piccolo piccolo, non corre. Il bambino, quando è piccolo piccolo, l’unica cosa che può fare è lasciarsi prendere in braccio.

E così il Signore fa la grazia di ritornare bambini. Così fa la grazia di andare in Paradiso.

Perché l’unica condizione che Lui ha posto per andare in Paradiso è di ritornare bambini: “Se non ritornerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli”.

I bambini, quelli piccoli piccoli, che cosa possono fare? Possono solo lasciarsi prendere in braccio, così dice sant’Agostino. Questo lasciarsi prendere in braccio è il massimo dell’azione che possiamo fare.

Questi bambini, senza sapere queste cose, si lasciano prendere in braccio da Colui che viene loro incontro.

Questi bambini [che riceveranno la prima comunione], come noi più grandi, possono dire: “Vieni Gesù; vieni Gesù, mio amore“. “Veni ad me, quaere me, inveni me, suscipe me, porta me!”… Come questa invocazione di sant’Ambrogio accompagna sempre più la mia vita: “Vieni a me, cerca me, trova me, prendi in braccio me, porta me”.

Che il Signore porti questi bambini, porti ciascuno di noi fino in Paradiso, dove Lui è entrato, Lui con la nostra carne. La festa di oggi, la liturgia di oggi, è lo stupore di questo. Lui con la nostra carne. Con quella carne che gli ha dato Maria i nove mesi in cui l’ha portato nel ventre.

Lui con la nostra carne, Trasfigurata sì dalla potenza della risurrezione, ma era carne; carne e ossa, come dice Lui.

Lui, con la nostra carne, è seduto alla destra del Padre.

 

Purtroppo le pagine del catechismo che pubblichiamo di seguito non appaiono ben definite. Ma la stampa è chiara, nitida. Avremo tempo e modo di metterlo su un po’ meglio. Per oggi va bene così.

 

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