come in cielo

«Il mare è davvero grande, sconfinato; ma non aver paura, perché “ è lui che l’ha fondata sui mari, e sui fiumi l’ha stabilita” (Sal 23,2)».

Così sant’Ambrogio nell’Epistola a Costanzo portava conforto al suo amico vescovo ricordandogli la stabilità della Chiesa, che, «costruita sulla pietra dell’apostolo, rimane immobile tra i tanti marosi del mondo e sul suo fondamento inconcusso resiste senza tregua alla violenza del mare che infuria. È battuta dalle onde ma non è scossa e, sebbene di frequente gli elementi di questo mondo infrangendosi echeggino con grande fragore, essa ha tuttavia un porto sicurissimo di salvezza dove accogliere chi è affaticato».

Si potrebbe utilizzare questa citazione del vescovo di Milano come suggestiva didascalia per l’immagine di San Giovanni di Sinis, a Cabras, in provincia di Oristano, una delle chiese più antiche della Sardegna.

È un edificio sacro costruito nella solitudine di un borgo di pescatori, un piccolo ma sicuro faro di silenzio e preghiera che dal VI secolo non ha mai cessato di brillare per l’orientamento di innumerevoli generazioni di naviganti nei flutti del tempo.

Le mura della chiesa intitolata a San Giovanni Battista sono state fabbricate con blocchi di arenaria probabilmente provenienti da Tharros, la città fenicia che dista poche centinaia di metri da qui e oggi in parte sprofondati nel mare.

La sua forma attuale – pianta rettangolare, tre navate longitudinali, corpo cupolato, bifore, abside sporgente verso est che chiude il transetto – è quella impressa da un’unica sostanziale trasformazione protoromanica risalente al X-XI secolo.

È uno dei tre più antichi edifici cristiani dell’isola, insieme a San Saturno (Cagliari) e Sant’Antioco in Sulci (Sant’Antioco, provincia del Sud Sardegna), tutti e tre con pianta cruciforme e cupolati nell’intersezione dei bracci, strutture tipiche dell’architettura costantinopolitana e orientale.

Quasi nulla sembra cambiato da mille e quattrocento anni fa. Il piccolo faro continua a brillare, discreto e sicuro, tra i flutti del tempo.

Don Giacomo Tantardini, durante l’estate, era solito recarsi alcuni giorni in Sardegna; e negli ultimi anni aveva scoperto questa piccola chiesa carica di memoria e di storia, nella quale amava celebrare messa. In altro sito è pubblicata una sua omelia, tenuta appunto in questa chiesa. Per leggerla, cliccare qui.

di Paolo Mattei