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Oggi è la memoria di San Benedetto Abate (Norcia, 480 circa – Montecassino, 21 marzo 547), che iniziò la sua vita eremitica a Subiaco, dove sorge il Monastero di Santa Scolastica, a sua volta costruito nei pressi della Villa Neroniana.

Benedetto, colui che viene considerato l’iniziatore della civiltà europea, agli inizi del VI secolo andò a vivere in solitudine tra i ruderi del buen retiro di Nerone, dalla vulgata ricordato come il distruttore di Roma.

Fu proprio a partire da una manciata di monasteri, tredici, da lui fondati, tra il 500 e il 529, in quell’angolo della Valle dell’Aniene, in provincia di Roma, che l’Europa incominciò a prendere vita.

Di essi oggi è rimasto solo quello di Santa Scolastica, a est del paese, coi suoi tre antichi e bellissimi chiostri e la ricchissima Biblioteca.

Ma la meraviglia è il santuario-monastero di San Benedetto – detto Sacro Speco, a due passi da Santa Scolastica – che, edificato dai benedettini a partire dal XII secolo, ha inglobato la grotta in cui il santo si appartava per pregare.

Nel suo viaggio oltremondano raccontato nella Commedia, Dante incontra Benedetto nel VII cielo di Saturno (canto XXII del Paradiso). Il santo – citato ancora successivamente nel canto XXXII con le parole di san Bernardo, che lo indica nella Rosa celeste, accanto a san Francesco e sant’Agostino – gli descrive la desolazione in cui versano i conventi, divenuti ricettacoli di uomini malvagi e corrotti dediti all’usura («Le mura che solieno esser badia / fatte sono spelonche»).

Ma subito dopo lo conforta ricordandogli che «quantunque la Chiesa guarda, tutto / è de la gente che per Dio dimanda», tutto quello che la Chiesa custodisce non appartiene ai chierici, ma ai poveri che invocano il nome del Signore.

Petrarca definì “limen Paradisi”, la soglia del Paradiso, questo complesso immerso nei lecci e a picco sul fiume, che conserva magnifici affreschi realizzati fra il XIII e il XV secolo, tra i quali il ritratto di san Francesco: ritenuto la prima e più fedele rappresentazione del Poverello d’Assisi, il dipinto risale al 1223, tre anni prima della sua morte.

Paolo Mattei

Le foto di  seguito, di Massimo Quattrucci, illustrano il complesso sublacense.