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Vedi articolo precedente  – La chiesa fatta edificare da Galla, sulla strada che oggi conosciamo come via del Teatro di Marcello, prenderà nel tempo il nome di Santa Maria in Portico. Un certo Benedetto canonico di San Pietro, nel descrivere nell’Ordo Romanus (la strada che percorreva il papa da Sant’Anastasia a San Pietro il giorno di Natale), la definisce Porticus Gallaratorum, a testimonianza dell’imperitura memoria di santa Galla e dell’apparizione della Madonna ai piedi del Campidoglio.

Cinque secoli dopo, nel 1656 Roma è preda di una pestilenza che miete migliaia di vittime. I romani si riversano in massa a chiedere alla Madonna del Portico di essere liberati dalla tremenda sciagura. E la Vergine ascolta le preghiere del popolo e lo libera dalla peste.

Da quel momento folle di pellegrini raggiungono la piccola chiesa per ringraziare la Madre di Dio. Si decide di costruirne una più grande sul luogo dell’attuale Palazzo Gaetano-Lovatelli: sarà chiamata Santa Maria in Campitelli.

Ma neanche la nuova chiesa basta a contenere il numero dei pellegrini. Così si decise di edificarne una ancora più grande, mantenendo la stessa denominazione. Un edificio di culto fortemente voluto dal Senato, dal popolo romano e da papa Alessandro VII, che durante la pestilenza avevano fatto tale voto alla Vergine Maria.

Nella nuova chiesa viene portata l’antica immagine di Santa Maria in Portico, venerata nell’omonima chiesa situata poco distante. Il Papa pose la prima pietra il 29 settembre 1660 e concesse per l’occasione alla Madonna il titolo di Romanae Portus Securitatis.

Il 14 gennaio del 1662 fu traslata l’Icona nel nuovo tempio ancora in costruzione. Dicono le cronache che il vice-reggente monsignor Carafa «levò la sacra immagine dal suo antico ciborio, posto nella Chiesa di Santa Maria in Portico, e con gran dolore e pianto di tutta quella vicinanza venne trasferita alla Chiesa di Santa Maria in Campitelli dove con gli stessi ornamenti, i quali teneva per avanti, fu collocata nell’altare maggiore per lasciarvela finché fosse terminato il Santuario per quella destinato».

Nel 1703 durante il terremoto che sconvolse la città, il senato e popolo romano tornarono ad affollare la chiesa per un voto solenne: la città di Roma avrebbe digiunato per cento anni alla vigilia della festa della Candelora.

Con un editto del Papa Clemente XI furono  invitate le Confraternite di Roma a visitare la Chiesa  il 17 luglio per un solenne ringraziamento. La Dedicazione solenne della Chiesa ormai completata avvenne solo l’11 luglio del 1728 da parte del Cardinale Pompeo Aldobrandi, vescovo di Neocesarea.

Nel 1747 Enrico Stuart, duca di York, divenne cardinale diacono di Santa Maria in Portico e insieme al padre, Giacomo III, istituirono la Preghiera Perpetua, raccomandando ai Padri Leonardini che ogni sabato si celebrasse la messa con il canto delle litanie alla Vergine, supplicandola per il ritorno della Chiesa d’Inghilterra alla fede cattolica.

E a proposito dei padri Leonardini, non va dimenticato che la bellissima chiesa vanta un altro grande tesoro: le spoglie di san Giovanni Leonardi — di cui quest’anno si ricordano i 410 anni della morte e gli 80 dalla canonizzazione —, fondatore dell’Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio, congregazione a cui, ancora oggi, è affidata la cura della chiesa.