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«Hic est illa piae Genitricis Imago Mariae quae discubenti Gallae patuit metuenti». “Questa è l’immagine di Maria Madre di Dio che si manifestò a Galla, umile e timorosa, mentre serviva i poveri”. Un distico scolpito nel ciborio dell’altare di Santa Maria in Campitelli, uno dei più antichi santuari romani, racconta la storia dell’immagine miracolosa della Vergine Maria ivi conservato.

L’icona del VI secolo,  situata nella gloria dell’altar maggiore, è minuscola: alta 26 cm e larga 20.50. E rappresenta la Madonna con il Bambino in braccio nella tipica iconografia bizantina dell’Odigitria (Colei che indica la via, ovvero Gesù). 

Da quest’immagine, che quasi scompare per le sue modeste dimensioni, quasi sopraffatta dagli stucchi dorati della chiesa al Rione Ripa, si dipana una storia millenaria, che vede l’icona “cambiare casa” più di una volta, prima di giungere in via definitiva a Santa Maria in Campitelli.

Tutto parte da Galla, una giovane patrizia romana. La conosciamo grazie a san Gregorio Magno, che di lei era molto devoto. Figlia di Aurelio Memmio Simmaco, princeps senatus, per molti anni consigliere dell’ostrogoto Teodorico, patrizio d’Italia dal 493 al 526, e sposata con un giovane patrizio romano.

Abitava con la famiglia nei pressi del Vaticano, accanto alle ville di altri ricchi patrizi come gli Anicii, di cui faceva parte Gregorio Magno. Accade, però,  che Teodorico fa uccidere suo padre Simmaco a Ravenna per infondati sospetti di tradimento e il marito, dopo un anno di matrimonio, muore.

Quantunque stimolata dai parenti a nuove nozze, Galla «visse molti anni nella semplicità del cuore», scrive Gregorio Magno, «dedita all’orazione, distribuendo larghe elemosine ai poveri».

Fino a ritirarsi in un convento nei pressi della basilica di San Pietro. La fama delle buone opere della giovane presto si diffondono in tutta Roma, suscitando stupore e commozione.

Dalla Sardegna, dove si trovava in esilio, san Fulgenzio di Rupe, amico di famiglia di Galla, le indirizza una bellissima lettera in cui la conferma nella decisione di consacrarsi al Signore impartendole consigli spirituali.

La tradizione narra che, come accadeva ogni giorno, Galla stava distribuendo cibo ai poveri di fronte alla Rupe Tarpea, ai piedi del Colle Capitolino, quando le apparve la Madonna con il Bambino Gesù in braccio. La notizia si propagò subito per tutta Roma. E tutti accorsero sul luogo dell’apparizione. Era il 17 luglio del 524.

Accanto al luogo dell’apparizione,  Galla fa costruire una chiesa e un ospizio per i poveri e fa anche riprodurre, probabilmente da uno dei tanti artisti greci che abitavano il Rione Ripa, l’immagine della Madonna e del Bambino come l’aveva vista nell’apparizione.

Poco prima di morire, Galla avrà anche la grazia di un’apparizione di san Pietro, che le preannuncia che si stanno per schiudere per lei le porte del Paradiso. Alla morte della santa romana, san Gregorio eresse la chiesa a diaconia cardinalizia, che verrà sostenuta dai beni lasciati da Galla per i poveri di Roma.

 

Pina Baglioni