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Guardate bene questa pala di Lorenzo Lotto, custodita nella Pinacoteca di Jesi. Si intitola la Madonna delle Rose, non solo per i petali cosparsi sul pavimento, ma per quel bel roseto che spunta nell’angolo sinistro.

A guardarlo con attenzione si nota un dettaglio che sembra essere sfuggito dal copione: nel contesto di una composizione classica, con Madonna al centro e due santi ai lati, infatti San Giuseppe sulla sinistra ci spiazza, apparendo in modo del tutto insolito.

È infatti di spalle, sta camminando verso quello che potremmo definire il “set di posa” e, particolare meraviglioso, tende le mani per prendere il Bambino.

Non avessimo a che fare con un quadro, ci verrebbe da pensare di avere davanti il fotogramma di un film, un po’ come quelli a cui ci aveva abituati Pasolini, con i suoi “tableaux vivants” che nella Ricotta rifacevano le Deposizioni di Pontormo e di Rosso Fiorentino.

Questo di Lotto, allo stesso modo, sembra un quadro in movimento, in quanto quella che vediamo è come la sequenza che in teoria dovrebbe precedere la scena vera, con tutti i protagonisti nella giusta posa.

Possiamo immaginare la scena, senza rischio di apparire arbitrari: nello studio di Lotto colui che vestiva i panni di Giuseppe era arrivato un po’ in ritardo, e avvicinandosi al luogo della posa si era lasciato andare a quel gesto pieno d’affetto verso il Bambino.

Il Bambino, d’istinto s’era proteso verso di lui, quasi sfuggendo dalle mani della mamma. Una situazione che a Lotto non era sfuggita; e gli dovette sembrare così vera da indurlo a introdurre questa imprevista variante rispetto alla composizione pensata per la pala.

Eccolo dunque questo indimenticabile Giuseppe che ci dà le spalle e con i suoi scarponi da contadino fa l’ultimo passo verso il trono dove sta seduta Maria. Ci dà le spalle ma non se ne preoccupa minimamente, perché in quell’istante è tutto definito da ciò che lo attrae.

Il gesto delle sue mani tese è un gesto pieno di pudore: esprime tutta l’intensità di un desiderio che non ha ombra di pretesa. D’altra parte il desiderio trova una corrispondenza piena nel gesto del Bambino che non solo allunga le braccia verso il padre terreno, ma apre a raggio le dita delle manine, come a chiedere di essere accolto e abbracciato.

C’è un fremito pieno di tenerezza in questo meraviglioso dettaglio, da cui non si vorrebbe mai distogliere lo sguardo. Un fremito che rende tutto vero, tutto vivo.

Giuseppe Frangi