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Da dove ha ricavato Leonardo l’idea per la Vergine delle Rocce, uno dei suoi quadri più famosi, realizzato per altro in una doppia versione? Quest’anno ricorre il quinto centenario dalla morte ed esplorare la genesi di questo capolavoro è un buon modo per avvicinarlo.

Grazie agli studi monumentali di Alessandro Ballarin, uno dei maggiori storci dell’arte oggi in attività, si è capito che Leonardo dipinse questa prima versione, oggi custodita al Louvre,, a Milano, intorno al 1483, per la cappella ducale di San Gottardo in Corte (chiesa che ancora esiste, a due passi dal Duomo).

Il soggetto non ha precedenti: al centro c’è il gruppo con Maria, Gesù e san Giovanni bambini. A destra un angelo, che con il dito indica proprio la figura di Giovanni.

Grazie a Ballarin si è capito quale sia il tema del quadro: la grotta in cui si trovano, infatti, è quella del Battista, che era stata aperta, secondo la tradizione, miracolosamente nella montagna dall’arcangelo Uriele, per accogliere Elisabetta e il piccolo Giovanni, anche loro in fuga da Erode per sfuggire alla strage degli innocenti.

L’angelo è l’arcangelo Uriele, che si era preso cura del Battista dopo la morte di Elisabetta (che in effetti non compare in questo gruppo). Il momento “immortalato” da Leonardo è quello in cui la Sacra Famiglia, di ritorno dall’Egitto, va a fare visita a Giovanni.

In quell’occasione, secondo i testi apocrifi di tradizione orientale, Maria aveva adottato il nipote. La caverna in cui l’incontro avviene ha un nome tramandato dalla tradizione: si chiama Sapsafas, dal nome della pianta che vi cresceva dentro e che Leonardo, puntualmente, dipinge con precisione tra le fessure della roccia.

Il fascino di questo dipinto sta infatti nel condurci alle origini della storia sacra, in un luogo descritto nei testi apocrifi di tradizione orientale, che Leonardo poteva aver conosciuto a Firenze.

Come ha recentemente ricostruito Barbara Maria Savy, allieva dello stesso Ballarin, la vera grotta di Sapsafas, infatti, si trova in Terrasanta nel Wâdi Kharrâr, sulla sponda orientale del fiume Giordano, luogo di confine e in passato di scontri tra Giordania e Israele, dove è stato anche riscoperto un monastero dedicato a san Giovanni Battista.

Anche il celebre mosaico di Madaba la ricorda, come luogo e come pianta che vi cresce e che la caratterizza. Le cronache dei viaggiatori in Terrasanta la ricordano perché in quel luogo era stata eretta una piccola chiesa, dedicata a Santa Maria della Cava: che è quasi come dire Vergine delle Rocce.

Infine: il gesto celebre dell’Angelo che con il dito indica il piccolo Giovanni, annuncia il fatto che sarà lui a battezzare Gesù. La pozza d’acqua attorno a cui la scena si svolge sta ad indicare proprio questo.

Per il resto il quadro si compone dentro quella meravigliosa circolarità di sguardi e di gesti, una circolarità carica di dolcezza nella sospensione di un’attesa.