come in cielo

Alcuni giorni fa avevamo pubblicato questo articolo. Lo riproponiamo oggi, che ricorre la festa della Madonna del Rosario, che ha in Pompei un’icona dedicata, che dalla fine dell’ottocento, quando è stato eretto il santuario grazie a un’ispirazione felice del beato Bartolo Longo, attira folle e devozione.

 

Il rosario della Madonna di Pompei che dondolava al vento ha fatto il giro del mondo. La notizia è corsa di bocca in bocca, suscitando curiosità, stupore, incredulità. E  così il video che immortalava la scena, diventato virale in tutta fretta (cliccare qui per vederlo).

L’insolito avvenimento è accaduto sabato 14 aprile, verso le sedici, orario di messa. Qualcuno se ne è accorto dalla strada, qualcuno che ha guardato in alto,  su, alla statua che sta in cima al santuario per accogliere la gente che vi si affolla da sempre.

Il rosario fissato alla mano della Madonna dondolava. Non un dondolio accennato, quello che a volte accade nelle giornate di vento, ma un movimento ampio, su e giù, giù e su. Una cosa mai vista prima, diranno concordi i fedeli soliti del santuario.

Il rapido intervento dei pompieri, richiamati a verificare l’accaduto e a evitare incidenti, ha permesso di appurare quanto accaduto.

Arrampicati sui loro attrezzi del mestiere, hanno accertato che si era sganciato un tirante, quello che fissa il rosario dondolante alla base della statua. Il forte vento ha fatto il resto, producendo l’effetto e la commozione.

Già, perché tanti si sono commossi a vedere quel rosario ondeggiante. Dal momento che tutti, vox populi, hanno interpretato quell’insolito oscillare come un invito alla preghiera. Tanto che hanno pure iniziato a pregare. E per una intenzione particolare: la pace.

Perché il fenomeno si è verificato un giorno cruciale, quello subito dopo i raid in Siria da parte di alcune potenze occidentali. Una missione che ha tenuto col fiato sospeso il mondo, dato il rischio di imprevisti e la paura di una guerra mondiale.

Da qui l’interpretazione e la preghiera successiva, salita spontanea da tante bocche dei presenti. A quella statua alla cui base, lo scultore o altrui, ha voluto scrivere la parola “Pax”. Più che appropriata in quel giorno funesto.

Il vice rettore del santuario, don Ivan Licinio, subissato di richieste di lumi in proposito, ha tenuto a smorzare entusiasmi e dicerie, precisando però che “ognuno è libero di credere ed interpretare come vuole”.

Già, perché l’impressione è rimasta nel cuore di tanti fedeli. Certo, molti hanno riportato la vicenda alla prosaica realtà, ma alcuni, invero pochi, al miracolo continuano a crederci. La maggior parte sembra si sia attestata sul versante del “non è vero, ma ci credo”, espressione popolare più che simpatica.

Perché la coincidenza temporale e il movimento aggraziato del rosario, quell’oscillare preciso e senza scosse, che il vento può giustificare come anche no, hanno lasciato certa impressione nei campani e altrove.

Di certo, e al di là, le preghiere per la pace sorte spontanee devono esser risultate gradite al cielo.

E di certo da quel giorno quella statua in cima al santuario, finora ignorata in favore dell’immagine più nota custodita al suo interno, risulterà un po’ meno anonima.

Molti, arrivando al santuario, alzeranno gli occhi a quella Madonna col bambino Gesù in braccio e il rosario stretto nell’altra mano.

La indicheranno ai figli, e racconteranno loro il bizzarro accadimento, che, nonostante tutto, fa ormai parte della storia del santuario.

Tanti, arrivando, vi indirizzeranno uno sguardo sfuggente, scettico e insieme incuriosito. Magari pronto, nonostante il prosaico scetticismo, a carpire la poesia di qualche accennato, insolito, vagare. Di un qualche nuovo oscillare.

Non accadrà. Ma quello sguardo alzato di sfuggita sarà ulteriore accenno di preghiera. Sarà gradita anch’essa, ché nessuna preghiera va a vuoto nei misteriosi disegni del Signore. Che usa della prosa come della poesia per parlare ai suoi tanti e variegati figli.

 

Luca Romano