Articoli

[Segue dalla prima puntata]. In ospedale padre Mario, il cappellano, porta l’eucarestia alla mamma di Manuel. E ogni volta il bimbo chiede di riceverla. Ma è piccolo e tutti gli  ripetono che deve aspettare. E quando il padre promette di portargli quelle non consacrate, risponde: «No, voglio quella con Gesù dentro!».

Insiste il bimbo, anche con i suoi amici in cielo: appena può si reca a pregare davanti alla statua della Madonna nella cappella dell’ospedale per chiederle di concedergli quella grazia.

L’insistenza è premiata: il vescovo dà il nulla osta. La data fatidica viene fissata per il 13 ottobre del 2007, ricorrenza del miracolo del sole avvenuto a Fatima (sul punto, rimandiamo a una nota, in altro sito). Ma, proprio quel giorno, avverte un forte dolore alla gamba che lo fa zoppicare vistosamente.

Si mette subito a pregare, quindi tranquillizza tutti: «La Madonna ha detto: “Manuel non può prendere Gesù zoppicando” e così ha fatto la magia e mi ha fatto guarire».

La cerimonia è raccolta e intensa, alla presenza di tanti amici. Al termine della messa Manuel accende una candela davanti al Crocifisso e distribuisce un’immaginetta con la scritta: «Desidero ricevere Gesù nel mio cuoricino, affinché diventi il mio migliore Amico per sempre. Sarà la mia forza, la mia gioia, la mia guarigione».

Racconta ai suoi amici sacerdoti e suore: «Sapete perché ho voluto fare la prima comunione così piccolo? Desideravo tanto ricevere Gesù nel mio cuore, perché quando non potevo fare la comunione, ero molto triste e spesso piangevo. Sono stato felicissimo quel giorno». Da allora cercherà l’eucarestia ogni giorno.

«Mostra la mia gioia»

Solo Gesù lo rende forte quando i dolori lo assalgono. E quella “bomba di grazia”, come la chiama, fa sì che la sua malattia diventi tutt’altro che un tormento disperato. Qualcosa di inspiegabilmente felice.

D’altronde è quanto il Signore stesso aveva richiesto da lui. Un giorno, dopo la comunione, racconta Manuel, aveva infatti domandato a Gesù cosa potesse fare per lui in vista del Natale ormai prossimo.

«Mostra sempre la gioia del Signore agli altri», è l’impossibile risposta. Impossibile all’uomo, certo, ma non a Dio, come dimostrerà la vita del piccolo.

La predilezione del Signore per Manuel si manifesta anche fuori dall’ospedale. Come quando si reca a Lourdes con la famiglia, nel giugno del 2008.

La sera, dopo la cena in albergo, Manuel recita il rosario con un gruppo di pellegrini siciliani. E chiede di recitare una decina «per tutti i bambini malati», in particolare quelli «ciechi».

Nessuno capisce perché: nel gruppo non c’è nessun cieco. Lo si capirà al rientro, quando si saprà che un bimbo non vedente di un altro gruppo presente a Lourdes negli stessi giorni aveva riacquistato la vista.

Manuel ama leggere molto: in casa Foderà, tra i libri di scuola e gli album da disegno, fanno bella figura anche quelli di preghiera e la Bibbia. Il bimbo la apre a caso e legge la prima frase che gli capita tiro. Il più delle volte è quella “giusta”, che arriva dritta al cuore.

Prima di richiuderla, poi, la bacia a ripetizione, con stupore della mamma. «Gesù mi ha chiesto di baciare la Bibbia. Sai è proprio bello parlare con Lui», le dice.

Manuel parla del suo Amico con tutti quelli che lo vengono a trovare. Tra questi, Fabiana, una giovane sposa che sogna di diventare mamma.

Sarà Manuel, esattamente il giorno del suo ultimo compleanno, il 21 giugno del 2010, a darle la notizia dell’imminente maternità: «Il bambino arriverà: sarà un maschio e lo dovrai chiamare Manuel».

Poi, diventando serio, aggiunge: «Ma quando nascerà, io non ci sarò più». Per un bambino che stava per andare, un altro era in  arrivo: nell’ottobre del 2010, l’ecografia di Fabiana certificherà l’arrivo di Giuseppe Manuel.

Il 20 luglio 2010 è l’ultimo giorno di Manuel sulla terra. Disteso nel letto, tiene stretta la corona del rosario, talmente consunta che qualche grano è andato perduto. E uno dei guanti di padre Pio, regalo di un frate di Santo Stefano Rotondo.

Si celebra la messa nella sua stanzetta. E dopo aver ricevuto la comunione, con un filo di voce, dice: «Ho finito». Pochi istanti dopo, Manuel si addormenterà per sempre.

Alla sera il cielo s’infiamma di fuochi artificiali. Non soprannaturali, stavolta, come quelli che hanno accompagnato la malattia del bimbo, ma opera d’uomo.

Un tributo doveroso al cielo di quanti hanno avuto la grazia della prossimità con Manuel. E, insieme, una preghiera al cielo. Versicolore, come la vita breve e felice che Gesù ha voluto regalare al suo piccolo amico.

 

Nella fotografia, Manuel il giorno della prima comunione, Una fotografia particolarmente cara per tanti motivi. Tra questi il fatto che ci è stata inviata dal padre del bambino, che ci ha contattato dopo aver letto il primo articolo.