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«Il mio viso è ovale, gli occhi sono castani e grandi. Ho una grande bocca sempre sorridente. Sono vivace, simpatico, scherzoso. Sono pieno di fantasia e ricco di iniziative». Il simpatico “biglietto da visita”, scritto per i compagni di classe, è di Manuel Foderà, nato il 21 giugno del 2001 a Calatafimi, in provincia di Trapani.

Da grande avrebbe voluto fare il medico, poi il macchinista dei treni. Anche il cuoco. I giochi della Lego, la sua piccola Ferrari rossa, i treni, i film di Stanlio e Ollio e di Buster Keaton, il cartone animato Ed-Edd-Eddy, sono state le sue grandi passioni. Ma, soprattutto, andava matto per i fuochi d’artificio.

Una vita felice la sua, insieme con mamma Enza, papà Beppe e due fratelli più grandi: Stefania e Francesco. Una bella famiglia attorniata da tanti parenti e amici.

Il 20 luglio del 2010, a causa di un tumore, Manuel raggiunge in cielo i suoi due più grandi amici: Gesù e Maria. La breve vita di Manuel ha avuto infatti il privilegio di conoscere una stretta confidenza col Signore.

Manuel, infatti, è una sorta di “fratellino” di Antonietta Meo, la “Nennolina” sepolta a Roma a Santa Croce in Gerusalemme, la Basilica che ospita reliquie della croce di Gesù; anche lei vittima bambina di un tumore, ma con una storia di grazia di strabiliante bellezza.

Le sorprendenti litanie del piccolo Manuel

Tutto fila liscio a casa Foderà fino a quando, nel luglio del 2005, Manuel avverte un forte dolore alla gamba destra. La diagnosi è infausta: ha un tumore maligno con scarsissima possibilità di guarigione. È l’inizio della sua via crucis.

Manuel si sottopone all’intervento per asportare la massa tumorale; poi il primo ciclo di chemio, che alla fine del percorso, cinque anni dopo, diventeranno più di venti. Il bimbo scalpita, vorrebbe andare a scuola, giocare con i compagni. Poi, qualche tempo dopo, accade qualcosa di inspiegabile: Manuel diventa docile e accetta le cure.

Ad accorgersi per prima del cambiamento sarà suor Prisca. «Era piccolissimo: solo quattro anni», racconta. «Ad un certo punto, prima di fare la terapia, cominciò a venire sempre in cappella. Quando mi incontrava, mi diceva: “Suor Prisca, portami in sacrestia, perché voglio vedere Gesù!”».

«Lo prendevo in braccio e gli mettevo la testolina vicina al tabernacolo. Era felicissimo. Poi recitavamo insieme il rosario e con somma meraviglia lo sentivo ripetere a memoria le litanie. Un bambino di quattro anni che sa le litanie onestamente non l’avevo mai visto».

Verso la fine dell’estate, Manuel è di nuovo a casa. Con la famiglia va alla tenuta della Giummarella, dai nonni materni. Ad accoglierli, tanti amici. Il bambino, dopo i giochi e i dolci, chiede a tutti di recitare insieme il rosario. «Perché le Ave Maria mi fanno stare meglio» dice, lasciando comprensibilmente sbalorditi i presenti.

I fuochi d’artificio del Signore

La vacanza finisce e bisogna tornare ai cicli di chemio. Mentre la famigliola si sta preparando per il ritorno, si sente il suono della banda del paese che accompagna in processione la statua della Madonna.

«Mamma, guarda, sta passando la Madonnina. Pensa cosa mi ha detto “Gioia mia, questa sera faccio i fuochi per te!”».

La madre, sorpresa, spiega al figlioletto che per la sera non è previsto alcun fuoco d’artificio. «Ti sbagli, perché me l’ha detto la Madonnina», replica sicuro. La mamma non dà alcun peso alle parole del figlio. Ma, alle 22,30 i botti svegliano Manuel: «Allora, mamma? La Madonnina mi aveva detto proprio così: “Gioia mia, questi fuochi sono per te!”».

E ancora, il 30 settembre 2006, di sera, in ospedale: «Questa sera ci saranno i fuochi» annuncia festante alla madre. «La Madonnina mi farà questo favore, ne ho bisogno!». Anche questa volta la mamma non dà peso alle sue parole: gli affanni della malattia sono ben più importanti e gravosi.

Ma, poco dopo mezzanotte, il cielo sopra Palermo s’illumina di fiori incandescenti. «Grazie Madonnina, ti prego, falli andare più in alto ché con questo palazzo che ho davanti non li vedo bene…». Come telecomandati, i fuochi salgono. Poi rivolgendosi ancora alla Madonna: «Per favore, falli durare ancora un po’!».

I fuochi però finiscono e la madre lo prega di mettersi a dormire. É tardi e il piccolo deve pur riposare. Non sappiamo se la premurosa richiesta della madre abbia avuto esito, sappiamo però che dieci minuti più tardi la notte si riaccende di mille colori.

«Grazie, Madonnina, per questa gioia», giubila il bimbo, «ti voglio bene. Sei stata proprio in gamba. Me li hai fatti bellissimi. Questi fuochi bellissimi li sa fare solo la Madonnina».

Non basta: il 2 luglio del 2009 Manuel deve sottoporsi a un’ecografia addominale, dolorosissima. Non vuole vedere nessuno, né risponde al telefono ai tanti amici, ai sacerdoti e alle suore che continuamente si informano sulla sua salute.

Manuel, anche quella volta, chiede alla Madonna un segno per aiutarlo in un momento tanto duro. Poco prima di mezzanotte arrivano i fuochi: «Mamma, Gesù mi ha voluto ricompensare, perché oggi ho sofferto molto».

 

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