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La devozione al Sacro Cuore di Gesù è legata a santa Margherita Maria Alacoque, vissuta nella seconda metà del ‘600. Una devozione cara al popolo cristiano e alla Chiesa, che ha dedicato a tale devozione il mese di giugno.

Ma santa Margherita non fu la prima a parlare e scrivere delle meraviglie contenute nel cuore divino. San Bernardo di Chiaravalle ebbe a descriverlo così: «Tesoro, perla di valore infinito, tempio augusto, vittima, modello, fondo per pagare i debiti contratti con la divina giustizia, porto per ripararsi dalle tempeste e dai flutti del mondo».

E in una bellissima preghiera, san Tommaso d’Aquino invoca: «Ascoltami, te ne prego. Dammi un cuore fedele e forte… un cuore umile e dolce come il tuo, Signore Gesù».  Ancora, nella prima metà del Trecento, sant’Antonio da Padova in una sua omelia: «Ecco il Cuore dove siete nati, voi fedeli, voi mia Chiesa, come Eva è nata dal costato di Adamo. Vedete come la lancia lo ha aperto, affinché vi fosse aperta la porta del Paradiso».

Ma a descrivere in maniera più puntuale tali meraviglie è santa Gertrude. Vissuta nel XIII secolo nel monastero cistercense di Helfta, è conosciuta come la “teologa del Sacro Cuore”.

Nel secondo libro delle Rivelazioni, che raccoglie le visioni che ebbe in dono, si legge: “Nella festa dell’apostolo Giovanni, mentre assisteva al Mattutino, il discepolo che Gesù amava e che, per tal motivo, è ben giusto che sia amato da tutti, le apparve, dandole molte attestazioni della sua particolare amicizia”.

Il discepolo prediletto nell’ultima cena aveva poggiato il capo sul petto di Gesù. Un gesto che tanti artisti hanno provato a descrivere, attestandosi sulla bellissima fisicità di quell’abbandono bambino.

Nella visione che Getrude racconterà nelle sue rivelazioni private l’apostolo prediletto la invita a ripetere quel gesto di abbandono, così da poter “facilmente attingere la dolcezza e la consolazione che l’impeto incontenibile del divino amore incessantemente spande su tutti coloro che lo desiderano”, come le spiega.

Così ella ripete quel gesto, attingendo gioia indescrivibile dalla “soavità” dei “battiti” del cuore misericordioso del Figlio di Dio. Tanto che chiede all’apostolo perché lui non abbia narrato, “a vantaggio delle anime nostre”, anche questo nei suoi scritti, lui che quei battiti li ha ascoltati per primo.

La “mia unica missione”, le aveva risposto l’apostolo, “era di manifestare alla Chiesa nascente, con una sola parola, il Verbo incarnato di Dio Padre: e quest’unica parola può soddisfare  fino alla fine del mondo […] La soave eloquenza dei battiti del Sacro cuore è riservata a questi tempi ultimi, affinché il mondo ormai vecchio e intiepidito nella sua devozione si infiammi nell’amore del suo Dio”.

Dove è bello il primo accenno: quella “sola parola”, ovvero “il Verbo incarnato di Dio Padre”, che basta fino alla fine del mondo, in un mondo dove tante e troppe parole si affollano e confondono. Ma è cara anche la seconda parte della risposta, dove la ripartenza di un mondo invecchiato può darsi solo grazie a un rinnovato dono di Dio.

Come detto, la devozione al Sacro Cuore fu poi diffusa in tutto il mondo da Margherita Maria Alacoque. È a lei che, in alcune rivelazioni private, Gesù affiderà il compito di chiedere alla Chiesa di istituire una festa per rendere onore al suo Cuore, come poi avvenne.

A quanti faranno la comunione in questo giorno di festa, e non solo, Gesù promette grazie particolari. Così nella rivelazione a Margherita: “Prometto che il mio Cuore si dilaterà per spandere con abbondanza le ricchezze del suo amore sopra tutti quelli che gli renderanno siffatto onore. Annunzia a tutto il mondo che io non porrò alcun limite ai miei benefici quando questi mi verranno domandati dal mio Cuore».

Promesse anche puntuali, quelle legate a questa devozione, come da consegne fatte a Margherita. Le ripetiamo, perché ripeterle fa sempre bene, come per il rosario, che è ripetizione bambina dell’Ave Maria.

  • Concederò le grazie necessarie al loro stato di vita.
  • Metterò e conserverò la pace nelle loro famiglie,
  • Li consolerò nelle afflizioni.
  • Sarò il loro rifugio in vita e specialmente in morte.
  • Spargerò abbondanti benedizioni su tutte le loro fatiche e imprese.
  • I peccatori troveranno nel mio Cuore la sorgente e l’oceano infinito della misericordia.
  • Le anime tiepide diverranno fervorose.
  • Le anime ferventi saliranno presto a grande perfezione.
  • La mia benedizione scenderà nei luoghi dove sarà esposta e venerata l’immagine del mio Sacro Cuore.
  • Ai sacerdoti e a coloro che opereranno per la salvezza delle anime, darò la grazia di commuovere i cuori più induriti.
  • Le persone che propagano questa devozione avranno il loro nome scritto per sempre nel mio Cuore.

Al solito, Gesù non si limita nel dare, sempre sovrabbonda. Così, in un’apparizione successiva, a queste promesse ne aggiungerà un’altra, la “Grande promessa”: “Margherita, io ti prometto, nell’infinita misericordia del mio Cuore, che il mio amore, a quelli che si comunicheranno il primo venerdì del mese per nove mesi consecutivi concederò la grazia della penitenza finale. Essi non morranno in mia disgrazia, né senza ricevere i sacramenti, facendosi il mio Cuore loro asilo sicuro in quegli ultimi momenti”.

Anche questa “Grande promessa” ha trovato attenzione nella Chiesa, tanto che Benedetto XV, il 13 maggio del 1920, volle inserirla nella Bolla di canonizzazione di santa Margherita Maria Alacoque.

 

Pina Baglioni