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Le tracce di un antico e piccolo catechismo cristiano che raccontano la fragilità dell’uomo e la pietosa tenerezza di Dio nei suoi confronti si possono guardare da secoli sulle pareti della Cappella di Missione, a Villafranca Piemonte, un paese di cinquemila abitanti in provincia di Torino.

Si tratta di ciclo di affreschi tardogotici – realizzati in gran parte da Aimone Duce intorno al 1429 – tra i quali spicca, sulla parete sinistra, una “Cavalcata dei vizi capitali”, tema iconografico tipico della pittura murale europea che ebbe una grande diffusione proprio a partire dalla prima metà del XV secolo.

Le figure femminili rappresentanti il mesto settenario (superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia, accidia), effigiate ognuna nel gesto significante il peccato che personificano, sono condotte all’inferno da sette animali simbolici. Nel comparto superiore invece sono illustrate le tre virtù teologali (Fede, Speranza e Carità).

Piccola, sulla parete di fondo, accanto a una magnifica “Deposizione” e sotto un’altrettanto magnifica “Annunciazione”, c’è la “Madonna del Latte”.

Dio ha voluto che suo Figlio si nutrisse dal seno di una donna, Maria.

Il Verbo, «nato fanciullo», annota sant’Agostino, «mentre era portato in braccio succhiava il latte». In quel gesto di tenerezza è racchiuso l’amore di Dio per gli uomini, come ricorda e profetizza Isaia nell’Antico Testamento: «Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio del suo seno? Se anche una donna se ne dimenticasse, io invece non me ne dimenticherò mai».

Eccolo il piccolo catechismo della Cappella di Missione: gli uomini non sono abbandonati al male. Dio ha cura di loro, li protegge, li tiene in braccio e li nutre, come Maria ha fatto con Lui.

di Paolo Mattei