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Difficile immaginare un’opera capace di tenere insieme drammaticità e dolcezza al pari di questa. Siamo di fronte ad uno dei capolavori della storia della scultura: la Deposizione di Benedetto Antelami, realizzata per la Cattedrale di Parma nel 1178 e ancora lì custodita.

È una lunga lastra di marmo (2,30 metri), lavorata a rilievo, con al centro la croce, il cui legno è tratto da un fusto verdeggiante: è “lignum vitae”, legno della vita.

Al cuore della scena c’è la figura di Cristo a braccia spalancate: una mano è già stata liberata dal chiodo e viene amorevolmente retta da Maria. Dall’altra parte c’è Nicodemo che si sta arrampicando sulla scala per togliere anche il secondo chiodo.

La figura di Cristo si incurva quindi verso la sua destra e viene retta – quasi puntellata – da Giuseppe D’Arimatea: il suo gesto si trasforma in un abbraccio d’amore, con la bocca che sembra baciare il costato di Cristo.

Ci sono tantissimi altri elementi che fanno di quest’opera un vero concentrato di messaggi: ogni spazio della grande lastra è infatti usato per “dire” qualcosa di preciso al fedele che la contempla.

Ma è certamente la figura di Cristo a prendere il cuore della scena, grazie al disegno di quelle braccia aperte che s’allungano come a voler includere tutto. Il dettaglio del volto è poi qualcosa di impossibile da rendere con le parole.

Cristo ha gli occhi chiusi, tracciati con un taglio orizzontale nel marmo. C’è però un pathos sul suo volto, che fa capire come quegli occhi siano chiusi perché “presi” da un dialogo profondo con il Padre. Anche la bocca sembra a sua volta tesa in un’implorazione silenziosa.

Non c’è quindi l’inerzia della morte, c’è un abbandonarsi. O meglio un “affidarsi”. Che è poi un agire perché la salvezza abbia una sperimentabilità nella vita delle persone.

Antelami completa la sua opera impreziosendo la figura di Cristo con una serie di meravigliose finiture (i capelli, la barba, il perizoma) che trasformano il gesto artistico in un vero atto d’amore. Scolpendo l’abbraccio di Cristo agli uomini, Antelami con la sua scultura “abbraccia” a sua volta Gesù.

 

Giuseppe Frangi